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Economia di Comunione

Persone e imprese che attivano processi di comunione.

Idee e pratiche per un agire economico improntato alla reciprocità e all’accoglienza.

Un ambito di dialogo e di azione per chiunque voglia impegnarsi per una civiltà più fraterna guardando il mondo a partire dagli esclusi e dalle vittime.

Vita della comunità di Glolé

Un giorno ci siamo chiesti cosa fare per il nostro piccolo villaggio. Vedevo che la Parola di vita vissuta poteva darmi delle direttive…

di Gilbert Gba Zio

da  "Economia di Comunione - una cultura nuova" n.41 - Inserto redazionale allegato a Città Nuova n.13/14 - 2015 - luglio 2015

N41 Pag 06 Gilbert Gba Zio Autore ridVivo in Costa d’Avorio in un villaggio che si chiama Glolé. Quando ho lasciato la scuola, ho sentito dentro di me una chiamata di Dio. Siccome non capivo i passi da compiere, andavo sempre in Chiesa, ascoltavo la parola di Dio che mi chiedeva di fare qualche cosa. Ma cosa? Durante questa ricerca ho conosciuto il Movimento dei Focolari.
Io, che non combinavo niente, ho capito a un certo punto che occorreva decidersi nella vita. Vedevo che la Parola di vita vissuta poteva darmi delle direttive. Grazie a questa nuova vita del Vangelo, mi sono sposato in chiesa con Martine, insieme ad altre otto coppie. La festa è stata magnifica!

Così si è formato un piccolo gruppo, ci riunivamo di frequente per fortificare i nostri legami di comunione.

Casa dello “straniero” (ospite)

Un giorno ci siamo chiesti cosa fare per il nostro piccolo villaggio. Qui di frequente N41 Pag 06 Casa Straniero ridarrivano persone di passaggio, gente che fa chilometri a piedi, costretta a dormire per strada prima di arrivare nei propri villaggi. Ogni volta si dà il proprio letto all’ospite. Anche questo è Vangelo, ma ci siamo detti: «Non possiamo fare di più? Perché non costruiamo piccole casette, così, quando qualcuno arriva, possiamo offrirgli un tetto per dormire?». Abbiamo iniziato, tra canti di gioia, a fabbricare mattoni. Nel gruppo c’erano dei muratori e abbiamo costruito 12 piccole case composte da una stanza e un piccolo salone. Adesso agli stranieri che arrivano possiamo dire: «Abbiamo la casa, venite a dormire». Il cibo non manca, siamo contadini. Così abbiamo fatto i primi passi.

Casa della salute

Dal nostro villaggio per arrivare alla strada asfaltata ci sono 7 km di pista. Durante le stagioni di pioggia, nessun veicolo riesce ad arrivare e si deve camminare. Dalla strada N41 Pag 06 Casa Salute ridasfaltata poi, ci sono altri 30 km per arrivare al primo centro urbano, la città di Man. È quindi difficile spostarsi, soprattutto nei casi di malattia.

Un giorno una donna doveva partorire, con un parto difficile. L’abbiamo trasportata con la carriola fino alla strada asfaltata per trovare un veicolo. Grazie a Dio, la donna è stata salvata; ma farcela è stata dura. Dunque, occorreva costruire una casa della salute e mettere al lavoro alcune “ostetriche tradizionali” per aiutare le donne durante il parto.
Tutte queste idee venivano durante la comunione fra noi, nei nostri incontri. Ognuno dona un’idea che può aiutare ad andare avanti, perché non serve a nulla aspettare e restare con le braccia incrociate.

Per la casa della salute volevamo mattoni in cemento. Dove trovare i soldi?
Da noi c’è la mezzadria: il proprietario di un campo lo può dare a un altro che lo coltiva per una stagione. Alla fine, il frutto del raccolto è diviso a metà. La nostra comunità ha preso una piantagione di caffè: gli uomini hanno pulito il terreno dalle erbacce, le donne hanno raccolto il caffè. Quando il caffè è stato venduto, la metà della somma ricavata è stata versata al gruppo. Con questi soldi abbiamo acquistato il cemento e costruito la casa della salute. La “provvidenza” ci è venuta in aiuto col denaro per fare il tetto e due letti per i parti. Noi abbiamo fatto altri letti di bambù con le stuoie.

Bambini malnutriti

C’erano dei bambini che morivano nel villaggio e non sapevamo come poterli salvare. N41 Pag 07 Bambini denutriti ridAlla cittadella Victoria del Movimento, c’è un Centro che si sarebbe potuto occupare di loro. Abbiamo spiegato il problema e iniziato a portare i bambini. Eravamo sorpresi nel vedere che da loro i bambini guarivano senza medicine. Ci hanno insegnato come dargli da mangiare. Un giorno la responsabile ci ha detto: «Se volete, possiamo venire da voi». Eravamo d’accordo. Abbiamo riflettuto sulla domanda: a chi appartiene il bambino? Nella nostra cultura il bambino appartiene all’intero villaggio! Ci hanno spiegato come evitare e curare questa malattia. Abbiamo iniziato a cambiare le nostre abitudini alimentari, abbiamo imparato che occorre mangiare fagioli, arachidi, funghi... e come conservare gli alimenti, per nutrire i nostri bambini in tempo di carestia.

Banca del riso

N41 Pag 07 Banca riso ridConserviamo il riso in piccoli granai, ma spesso è visitato da ladri e topi. Come avremmo potuto fare un magazzino per custodire il riso? Ne abbiamo costruito uno in terra e ciascuno ha inviato ciò che aveva. Eravamo all’inizio 30 persone. Oggi anche i contadini che non sono del gruppo si sono associati e 110 persone portano i loro sacchi di riso per conservarli in questa banca. Nei mesi di marzo e aprile, durante la semina, vengono a prendere quello che serve per arare; mettono da parte quello che serve per nutrire i loro figli. Al momento opportuno, quando i prezzi sono buoni, prendono il riso per la vendita. Ognuno, secondo la propria coscienza, dona una parte del raccolto e lo deposita nella banca come contributo per i bisogni della comunità e per i guardiani della banca.

Un villaggio non basta

La gente dei villaggi vicini, vedendo quello che facevamo, ci ha detto: «Non potete venire da noi con il vostro affare?». Lo chiamavano “vostro affare”. Abbiamo spiegato come lo spirito del Movimento dei Focolari ci aveva guidato nelle cose concrete. Sono stati toccati e dicevano: «Anche noi vogliano entrare nel vostro gruppo». Oggi sono 13 i villaggi che vivono come noi.

L’unità è la nostra ricchezza. Un giorno qualcuno dall’esterno voleva aiutarci a costruire un pozzo nel villaggio. Ma non siamo arrivati a un accordo per il posto. Se avessimo insistito, questo pozzo avrebbe portato la divisione nel villaggio. Abbiamo preferito non accettare questo dono e mantenere l’unità fra di noi.

Marzo 2020, Assisi
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