Rassegna stampa

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Rassegna stampa


Radio Vaticana - 16/06/2010

Scritto da Antonella Ferrucci Giovedì 17 Giugno 2010 17:01


Intervista a Luigino Bruni su Radio Vaticana, 16 giugno 2010

Che l'impresa sia sociale

Logo_radiovaticanaL’imprenditorialità sociale, ricordata nella Caritas in veritate di Benedetto XVI,  può essere un modello per uscire dalla crisi economica? Su ONE-O-FIVE LIVE,  la Radio Vaticana in diretta, le riflessioni del prof. Luigino Bruni, docente di Economia Politica, all’Università di Milano-Bicocca, professore all'Istituto Universitario "Sophia" del Movimento dei Focolari a Loppiano (FI) e coordinatore della Commissione Internazionale ‘Economia di Comunione’. Domani a Incisa Valdarno (FI) il Seminario Preparatorio alla 46ma Settimana Sociale dei cattolici italiani su questi temi.

L’impresa sociale è una delle grandi innovazioni degli ultimi vent’anni in Italia perché nasce da un’intuizione secondo me fondamentale e cioè che l’impresa è veramente sociale quando include chi è fuori. Quando cioè è capace di far diventare delle realtà marginali o escluse, dei protagonisti, per un mutuo vantaggio. In fondo l’impresa sociale, quando nasce agli inizi degli anni ’90, fa questo: soggetti esclusi dal sistema produttivo, con dei disagi o con delle forme di handicap, sono  inclusi e questa inclusione porta sviluppo. Oggi il termine ‘impresa sociale’ è inteso in senso più ampio. Non è usato solo per descrivere una cooperativa sociale, ma qualsiasi impresa che è veramente costruttiva del bene comune perché mette la persona al centro.

 

Avvenire - 11/06/2010

Scritto da Andrea Galli Venerdì 11 Giugno 2010 10:52


L'abuso del "prodotto interno lordo" rivela l'essenza alienante del capitalismo. Un antidoto? L'insegnamento dei Vangeli. Fa discutere la provocazione di Geminello Alvi

Ma la salvezza non viene dal Pil

di Andrea Galli

pubblicato su Avvenire l'11/06/2010

« Per anni qualunque felicità universale è stata fatta dipendere sui giornali e col consenso degli economisti, dalla voce nasale e impastata di Greenspan, mentre dissertava sui decimi di punto di Pil. Ma l’anno scorso questo insistito bearsi è finito come si sa: con un crollo del Pil che ha fatto tornare il mondo a una Depressione, mai sperimentata dagli anni Trenta». Così si apre l’intervento di Geminello Alvi sull’ultimo numero di Equilibri. Rivista per lo sviluppo sostenibile, quadrimestrale edito dal Mulino, dedicato a un tema che ha ripreso piede negli ultimi anni, complice anche la crisi: quello dell’adeguatezza o meno dell’indicatore economico di maggior successo dal dopoguerra a oggi, e la cui forza di coercizione sulle politiche economiche globali resta schiacciante: il Prodotto interno lordo. È di solo nove mesi fa la consegna a Nicolas Sarkozy del rapporto della «Commissione sulla misurazione delle prestazioni economiche e del progresso sociale», coordinato da Joseph Stiglitz, Amartya Sen e Jean-Paul Fitoussi, uno degli atti più espliciti per arrivare all’adozione di un diverso parametro di valutazione dello status economico di Paesi e società, in grado allo stesso tempo di offrire una via d’uscita dalla «religione del numero», come l’ha chiamata lo stesso presidente francese.

 

La Gazzetta del Mezzogiorno - 3/05/2010

Scritto da Gino Dato Martedì 04 Maggio 2010 21:37


A colloquio con Luigino Bruni, economista politico

Il mercato cambia l’anima (o la vende)

di Gino Dato

pubblicato su La Gazzetta del Mezzogiorno il 3/05/2010

«Negli ultimi due secoli ha raggiunto risultati economici, tecnologici, e civili straordinari, ma oggi è divenuto obsoleto». Parliamo di capitalismo e delle sue sorti presenti e future con Luigino Bruni, docente di Economia politica all’Università di Milano-Bicocca. Infatti, nel passato ci ha reso individui più liberi e uguali tra di noi ma non fa più aumentare il benessere delle persone con l’incremento della produzione di merci: dove il «bene scarso» segna il rapporto con gli altri e l’ambiente, il dio delle merci non merita più alcun culto e incrina la comunità. Il rapporto tra il capitalismo e l’etica percorre il coraggioso saggio L’ethos del mercato di Bruni   (Bruno Mondadori ed.).

Il capitalismo - lei dice - ci ha resi più liberi e uguali. Che significa?
«Basta pensare alla civiltà medievale per rendersi conto delle diversità (e quindi delle ineguaglianze) nelle aspettative di vita del figlio di un servo della gleba rispetto al figlio di un feudatario. In tali aspettative non erano uguali fra di loro. Questo avveniva in una società feudale, con un livello di civiltà molto basso, nel quale i rapporti fra le persone erano “rapporti di potere”. Anche il mercato, insieme alla politica, alla cultura…».

vedi articolo prima parte
vedi articolo seconda parte

Avvenire - 21/04/2010

Scritto da Luca Miele Mercoledì 21 Aprile 2010 13:25


Un volume di Luigino Bruni sulle basi sociali dell’economia

Fare affari? Anzitutto una questione di fraternità

di Luca Miele
pubblicato su Avvenire il 21/04/2010

L_ethos_del_mercato_BruniQuale nesso lega mercato e comunità? Il primo fonda o amputa la seconda, ne garantisce la sopravvivenza o ne tradisce la vocazione fondamentale? E ancora: in che posizione si pone l’individuo – la cui “nascita” il grande portato della modernità– rispetto al mercato e alla comunità? Luigino Bruni nel libro L’ethos del mercato (Bruno Mondadori, pp. 240, euro 18) va alla ricerca dei fondamenti antropologici dell’economia, mutuando dagli studi di Roberto Esposito l’impianto teorico che supporta la sua indagine."Il munus che la communitas condivide – scrive Esposito in Communitas non è una proprietà o un’appartenenza. Non è un avere, ma, al contrario, un debito, un pegno, un dono-da-dare. I soggetti della comunità sono uniti da un “dovere” che li rende non interamente padroni di se stessi. E che più precisamente li espropria della loro proprietà iniziale – vale a dire della loro soggettività."

 

Il Sole 24 ore - 03/04/2010

Scritto da Paolo Bricco Giovedì 08 Aprile 2010 21:55


Il doppio registro. Una cittadella di 25 aziende in cui la sfida è coniugare il business con la centralità della persona

Se il profitto va (in parte) ai poveri

A Incisa in Val d’Arno, tra le imprese dei focolarini: un terzo degli utili dato a chi ha meno

di Paolo Bricco

pubblicato sul Sole 24 ore del 3 aprile 2010

fantasyUna signora, nervosamente, continuava a girarsi indietro. Una, due, tre, dieci volte al giorno. Gli altri non capivano che cosa avesse. Pensavano a un tic. Da una vita faceva l’operaia nei capannoni dei terzisti del tessile e della calzatura, qui in Val d’Arno. «Non mi spiegavo - racconta oggi Emanuela Camisciottoli - perché nella nuova ditta dove ero finita non "c’avessi" sempre alle spalle il caporeparto con il cronometro, che calcolava in quanto tempo realizzavo il capo. E, quasi quasi, non riuscivo nemmeno a intendere perché non m’insultassero.Per me era normale. Si è sempre fatto così. Qui mi chiedevano: per piacere, puoi fare questo? Per piacere, puoi fare quello?». E, sorridendo, conclude:«Ora non mi giro più».

The Tablet - 13/03/2010

Scritto da Daniel Finn Lunedì 05 Aprile 2010 16:35


Catholic ethics in public life

Benedict's third way

By Daniel Finn
Published on The Tablet 13 march 2010

the_tabletWhen the bishops of England and Wales issued their pre-election statement, 'Choosing the Common Good', last week, they cited the Pope's encyclical Caritas in Veritate as highly relevant to efforts to rethink economic life after the recent financial crisis. But what lies behind it?

Pope Benedict XVI's encyclical, Caritas in Veritate received kudos from nearly all quarters when it appeared last summer. However, little has been said about the economics in the document, and in particular about what strains or schools of economic thought the Pope was relying upon. This issue becomes more important when we recognise that Benedict's view of economic life marks a significant evolution in papal thought.

 

Il Sole 24 ore - 25/03/2010

Scritto da Gianfranco Fabi Giovedì 25 Marzo 2010 12:37


Dal Blog di Gianfranco Fabi sul Sole24ore, la recensione dell'ultimo libro di Luigino Bruni

Il soffio di ethos che dà vita al libero mercato

di Gianfranco Fabi

pubblicato sul Sole 24 ore il 25/03/2010

L_ethos_del_mercato_BruniIl concetto di mercato attraversa tutta la storia del pensiero economico. Con Aristotele, nel terzo secolo avanti Cristo, si hanno le prime indicazioni analitiche sull'importanza dello scambio, del commercio, della moneta e della divisione del lavoro. Con Tommaso d'Aquino vengono proposti i primi giudizi di merito con qualche apertura significativa, per l'epoca, sulla liceità degli interessi sui prestiti superando la tradizionale condanna dell'usura.

Ma è con gli economisti classici, e quindi soprattutto con Adam Smith, che il mercato entra alla grande come fondamento della realtà economica, come strumento di espressione della libertà di produttori e consumatori: in particolare con quella "mano invisibile" capace di trasformare il perseguimento degli interessi individuali nella progressiva conquista di un sempre maggiore benessere collettivo.

Business People - 03/2010

Scritto da Chiara Munafò Mercoledì 10 Marzo 2010 23:38


Viaggio nel polo industriale più originale che ci sia

La regola del 33%

di Chiara Munafò
pubblicato su Business People 03/2010

1003_business_peopleÈ la legge dell'Economia di Comunione inventata da Chiara Lubich. Vicino a Firenze c'è un Polo di aziende che, credendoci, divide gli utili in tre parti uguali: per reinvestirli, per beneficienza e per la formazione. Vediamo se funziona.

Vuoi far crescere la tua attività? Destina un terzo dei profitti ai poveri, un terzo reinvestili nell’azienda e un terzo impiegalo per la formazione di un’umanità nuova.
È la regola dell’Economia di Comunione (EdC) un modello di impresa ideato da Chiara Lubich - la stessa che ha fondato il Movimento dei Focolari - e che viene applicata a Loppiano in provincia di Firenze.


 

Il Sole 24 ore - 18/02/2010

Scritto da Francesco Gaeta Venerdì 19 Febbraio 2010 18:56


Oltre il profitto:  Adam Smith ai tempi dei bonus

di Francesco Gaeta
pubblicato sul Sole 24 ore il 18/02/2010

«Se 20 anni fa un allievo fosse venuto all'esame a dirmi che fine dell'impresa è realizzare profitto non avrebbe avuto la seconda domanda. Oggi invece, in molti atenei, va avanti fino al 30 cum laude». Giulio Sapelli, vecchia guardia olivettiana al servizio dell'accademia (università di Milano), la mette giù così per spiegare quel che è accaduto negli ultimi due decenni circa il nesso tra obiettivi e strumenti d'impresa.

Uno smottamento semantico che ha confuso il fine - migliorare la qualità della vita producendo beni e distribuendo reddito - con il mezzo, ovvero tingere di nero l'ultima voce di bilancio. Un ribaltamento diventato frana in cui, a sentir lui, sono state trascinate multinazionali e società di rating, e perfino governi e banche centrali. L'invisibile pifferaio magico che ne ha guidato la danza ha lasciato cadere dietro di sé parole come merito, bonus, competizione, concorrenza. Fino al ciglio di un burrone che ci riguarda tutti.

Avvenire - 02/02/2010

Scritto da Marco Girardo Martedì 02 Febbraio 2010 13:25


L'economista: quando le difficiltà sono temporanee le aziende non possono socializzare le perdite. Licenziare è la forma più semplice per tagliare i costi, ma non l'unica

Bruni: contro la crisi, imprese più responsabili

di Marco Girardo
pubblicato su Avvenire il 2/02/2010

Difendere oggi il lavoro significa «riaffermare il principio personalista». Ribadire cioè che «al cuore di ogni sistema economico restano comunque la persona e il lavoro». Anche nel frangente in cui «la tecnologia diventa pervasiva e il capitale sempre più immateriale», tanto da sancire il dominio della tecno-finanza sull’economia reale. Per questo Luigino Bruni, professore di Economia Politica all’Università Bicocca di Milano, trova le parole in difesa dell’occupazione pronunciate all’Angelus da Benedetto XVI «perfettamente in linea con la concretezza del suo magistero» e «importanti nella fase di crisi che stiamo attraversando».

Il Papa ha incoraggiato a «fare tutto il possibile per tutelare e far crescere l’occupazione». Perché da economista definisce questo appello in linea con il pensiero di Benedetto XVI?
Perché tutti i suoi scritti sono segnati dal principio personalista. E vale anche per il lavoro: il capitale umano è il primo capitale. In termini ontologici e quindi etici prim’ancora che economici. Questo primato, oggi, va difeso più che mai.

Il Papa è sceso nel dettaglio. Ha citato due casi concreti, «due realtà difficili» d’Italia come Termini e Portovesme. Sorpreso da questa concretezza?
Benedetto XVI entra spesso nella concretezza della vita quotidiana. Si vive e si muore nelle scelte di ogni giorno: scelte che hanno sì a che fare con la società e con la famiglia, ma anche con il lavoro. Riportare al centro del dibattito – anche ecclesiale – questo concetto è fondamentale.

 

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