Lunedì 10 Agosto 2009 08:02
Scritto da Paolo Loriga
Intervista a Stefano Zamagni
L'enciclica e un mercato "fraterno"
di Paolo Lòriga
pubblicato su Città Nuova n.15/2009
Stefano Zamagni, docente di economia politica all’università di Bologna, è consultore del Pontificio consiglio della giustizia e della pace, organismo che segue i temi affrontati dalla “Caritas in veritate”.
Quale punto reputa più innovativo della “Caritas in veritate”?
«Un primo punto è l’invito a superare la separazione tra la sfera dell’economico e la sfera del sociale. La modernità, negli ultimi tre secoli, ci ha lasciato un modello di società in base al quale c’è, da una parte, la sfera dell’economia, con la sua logica ferrea che non ammette di essere sottomessa ad alcun giudizio, tanto che si dice: “gli affari sono affari”. Dall’altra, c’è la sfera del sociale, nella quale avvengono le compensazioni. Cioè, il sociale deve provvedere a tutto ciò che l’economia di mercato di tipo capitalistico non è in grado di produrre sul piano della giustizia e dell’equità. Non dimentichiamo che il welfare state, lo stato sociale, è figlio di questa logica di separazione. Il pensiero dell’Ottocento e, soprattutto, del Novecento – sia che si collocasse politicamente nel versante liberista o nel versante statalista – manteneva inalterato quel modello. Ebbene, l’enciclica di Benedetto XVI ci dice che questo è un vecchio modo di pensare, perché siamo entrati nella società post-industriale e quindi l’elemento del sociale deve entrare dentro l’economico, non a margine o successivamente. È un’innovazione notevole, che può consentire al mercato di tornare ad essere strumento di civilizzazione dei rapporti e delle strutture che genera».