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Oltre il profitto: Adam Smith ai tempi dei bonus
Escrito por Francesco Gaeta Sex, 19 de Fevereiro de 2010 18:56
Oltre il profitto: Adam Smith ai tempi dei bonus
di Francesco Gaeta
pubblicato sul Sole 24 ore il 18/02/2010
«Se 20 anni fa un allievo fosse venuto all'esame a dirmi che fine dell'impresa è realizzare profitto non avrebbe avuto la seconda domanda. Oggi invece, in molti atenei, va avanti fino al 30 cum laude». Giulio Sapelli, vecchia guardia olivettiana al servizio dell'accademia (università di Milano), la mette giù così per spiegare quel che è accaduto negli ultimi due decenni circa il nesso tra obiettivi e strumenti d'impresa.
Uno smottamento semantico che ha confuso il fine - migliorare la qualità della vita producendo beni e distribuendo reddito - con il mezzo, ovvero tingere di nero l'ultima voce di bilancio. Un ribaltamento diventato frana in cui, a sentir lui, sono state trascinate multinazionali e società di rating, e perfino governi e banche centrali. L'invisibile pifferaio magico che ne ha guidato la danza ha lasciato cadere dietro di sé parole come merito, bonus, competizione, concorrenza. Fino al ciglio di un burrone che ci riguarda tutti.
La crisi, solo una corsa alla felicità
Escrito por Massimo Mucchetti Sex, 12 de Fevereiro de 2010 15:32
L' economista Stefano Bartolini lancia una tesi nuova sul grande tracollo finanziario
La crisi, solo una corsa alla felicità
«Gli americani si sono indebitati per sfuggire a esistenze troppo vuote»
di Massimo Mucchetti
pubblicato sul Corriere della Sera il 25/01/2010
La storia della Grande Crisi, divampata nell' estate del 2007, non ha ancora trovato il suo Galbraith, capace di raccontarla con la brillante profondità che l' autore del Grande Crollo dimostrò nella ricostruzione dei fatti del 1929. E tuttavia le principali domande sembrano aver già avuto una spiegazione.
Tutte, tranne una: perché le famiglie americane, che con le insolvenze su mutui sub-prime e carte di credito hanno fatto cadere il castello di carte della finanza globale, si erano tanto indebitate per case, auto, vacanze, polizze sanitarie, scuole, fino a raggiungere un' esposizione assai superiore al prodotto interno lordo del loro Paese? Dire che sono state tentate dai prestiti a buon mercato e senza troppe garanzie spiega come abbiano potuto avere accesso al credito, ma non perché abbiano avvertito l' irresistibile urgenza di consumare sempre di più, avendo già 40 anni fa la vita più opulenta del globo. Aggiungere, come fa Robert Reich, ex ministro del Lavoro del primo Clinton, che la middle class è andata in profondo rosso mano a mano che i maschi adulti non potevano più aggiungere ore di lavoro a quelle già fatte e il numero delle madri lavoratrici era ormai raddoppiato, ci aiuta a capire la relazione tra debito e stagnazione salariale. Ma nulla ci dice delle ragioni per cui gli americani non si sono fatti bastare il tanto che già avevano, al punto da invertire la storica tendenza alla riduzione dell' orario, segno di progresso in tutti i lavori non particolarmente creativi.
Bruni: contro la crisi, imprese più responsabili
Escrito por Antonella Ferrucci Ter, 02 de Fevereiro de 2010 13:25
L'economista: quando le difficiltà sono temporanee le aziende non possono socializzare le perdite. Licenziare è la forma più semplice per tagliare i costi, ma non l'unica
Bruni: contro la crisi, imprese più responsabili
di Marco Girardo
pubblicato su Avvenire il 2/02/2010
Difendere oggi il lavoro significa «riaffermare il principio personalista». Ribadire cioè che «al cuore di ogni sistema economico restano comunque la persona e il lavoro». Anche nel frangente in cui «la tecnologia diventa pervasiva e il capitale sempre più immateriale», tanto da sancire il dominio della tecno-finanza sull’economia reale. Per questo Luigino Bruni, professore di Economia Politica all’Università Bicocca di Milano, trova le parole in difesa dell’occupazione pronunciate all’Angelus da Benedetto XVI «perfettamente in linea con la concretezza del suo magistero» e «importanti nella fase di crisi che stiamo attraversando».
Il Papa ha incoraggiato a «fare tutto il possibile per tutelare e far crescere l’occupazione». Perché da economista definisce questo appello in linea con il pensiero di Benedetto XVI?
Perché tutti i suoi scritti sono segnati dal principio personalista. E vale anche per il lavoro: il capitale umano è il primo capitale. In termini ontologici e quindi etici prim’ancora che economici. Questo primato, oggi, va difeso più che mai.
Il Papa è sceso nel dettaglio. Ha citato due casi concreti, «due realtà difficili» d’Italia come Termini e Portovesme. Sorpreso da questa concretezza?
Benedetto XVI entra spesso nella concretezza della vita quotidiana. Si vive e si muore nelle scelte di ogni giorno: scelte che hanno sì a che fare con la società e con la famiglia, ma anche con il lavoro. Riportare al centro del dibattito – anche ecclesiale – questo concetto è fondamentale.
L'economia disgregante del male
Escrito por Simona Beretta Ter, 05 de Janeiro de 2010 10:54
L'economia disgregante del male
di Simona Beretta
pubblicato sull'Osservatore Romano il 25/12/2009
Ho letto il Dizionario di economia civile (a cura di Luigino Bruni e Stefano Zamagni, Roma, Città Nuova, 2009, pagine 813, euro 65) pagina dopo pagina, dall'inizio, perché la questione di una "buona" economia è cosa seria e urgente. Non mi era mai capitato di fare qualcosa di simile, e mi è piaciuto molto. Sessantuno autori - professori famosi e giovani ricercatori - e centoquattordici lemmi, dal respiro pluridisciplinare, documentano tangibilmente che il senso di urgenza è condiviso da non pochi protagonisti. I lemmi riguardano sia dimensioni teoriche, sia prassi ed esperienze, sia personaggi del mondo dell'economia civile; l'obiettivo dichiarato dei curatori è "dilatare l'orizzonte della ricerca economica fino a includervi il valore di legame", che si aggiunge ai tradizionali concetti analitici di valore d'uso e valore di scambio dei beni economici.
Allo stesso tempo, il Dizionario risponde alla preoccupazione di ridare voce a una tradizione, importante e dimenticata, del pensiero economico e filosofico soprattutto italiano e di prendere le distanze da un sistema di pensiero autoreferenziale che riduce le interazioni economiche nell'orizzonte limitato delle decisioni di un improbabile individuo, chiuso e perfetto in sé.
Fraternidade, o princípio esquecido
Escrito por Marco Girardo Dom, 04 de Outubro de 2009 12:26
Para o economista Stefano Zamagni "deve recuperar-se a ideia de ‘economia civil’: já vimos que a ‘economia política’ não basta"
Fraternidade, o princípio esquecido
por Marco Girardo
publicato no 'Avvenire' em 3/10/2009
“Um conceito desenvolvido na Itália já no séc. XVIII pelo Abade Genovesi, em
seguida, abandonado a favor da tese de Adam Smith. Mas os seus apoios - eficiência e equidade - não são suficientes, se não houver o contributo da reciprocidade”.
Quando «é grande a confusão sob o céu», colocar em ordem os conceitos e encontrar uma ordem para as palavras, não é um exercício intelectual estéril, um divertimento como fim em si próprio. E sobre os céus da economia, no último ano, caiu uma tempestade perfeita: colapso da finança e recessão global, no espaço de doze meses. Enquanto o mundo está ainda a contabilizar os danos, as grandes potências (G20) tentam remodelar a fisionomia do ‘turbo-capitalismo’ drogado de finança: mais transparência, regras partilhadas e maior atenção ao crescimento sustentável. Uma tentativa de mudar o paradigma da economia, a que Luigino Bruni e Stefano Zamagni – o primeiro economista da Universidade de Milão-Bicocca e o segundo catedrático de Economia Política em Bolonha – oferecem um contributo ‘refinadamente’ italiano, com o primeiro Dicionário de economia civil (Città Nuova, 65 €). Repercorrendo, em ordem alfabética – de ‘A’ de ‘Accountability’ a ‘Z’ de ‘Zappa Gino’ (reorganizador da doutrina contabilística) – trata-se de um percurso teorético que começa a interessar as universidades americanas.
Professor Zamagni, porquê um contributo ‘refinadamente’ italiano?
«Porque a ‘economia civil’ nasceu na nossa casa, é uma invenção italiana. O termo aparece, pela primeira vez, em 1754, quando a Universidade Frederico II de Nápoles, Bartolomeu Intieri confia ao abade António Genovesi, aluno de Giambattista Vico, a primeira cátedra de Economia da História. Uma cátedra intitulada ‘da Mecânica e do Comércio’, para a qual Genovesi ministrava lições de economia civil, título de uma obra que viria a publicar em 1765».
Na "Caritas in veritate" está a economia civil
Escrito por Gianfranco Fabi Qui, 01 de Outubro de 2009 20:06
Quatro passos na economia (e não só) por Gianfranco Fabi
Na "Caritas in veritate" está a economia civil
Na “Caritas in veritate”, a encíclica que o Papa dedicou à doutrina social, há significativas novidades na análise e nos juízos da Igreja. No meio da maior crise económica desde ‘29, uma crise que, de resto, provocou um longo suplemento de reflexão, antes da publicação do texto no início de Julho, não podíamos deixar de esperar uma palavra que fosse, não apenas de obrigatória e evidente reafirmação da centralidade da mensagem cristã, mas também de resposta profética às exigências do mundo contemporâneo.
Também o WSJ cita a Encíclica e a Edc
Escrito por Sarah Mundell Sex, 17 de Julho de 2009 16:27
O artigo, publicado a 7 de Julho, cita vários trechos da Encíclica
Também o WSJ cita a Encíclica "Caritas in Veritate" e a Edc
No passado dia 7 de Julho, o ‘Wall Street Journal’ publicou um breve artigo em que são citados alguns trechos da nova Encíclica papal, “Caritas in Veritate”.
Entre outros é citado um passo em que o Papa se refere à “assim chamada ‘economia civil’ e ‘economia de comunhão’… uma nova e ampla realidade complexa que engloba os sectores privado e público, e que não exclui o lucro, antes o considera um instrumento para a realização das finalidades humanas e sociais… Espera-se que estes novos tipos de empresas consigam encontrar em todos os países uma estrutura jurídica e fiscal adequada”.
Segundo a interpretação do ‘WSJ’, nestas passagens o Papa exprime a “necessidade de utilizar a economia para a assistência aos pobres e para cuidar do ambiente, mas ao mesmo tempo também suporta a globalização como meio para o combate à pobreza, apoiando a ideia de um mercado livre”.
ver o artigo:Pope Weighs In on Financial Crisis (em língua inglesa)
C'è un ingrediente segreto nella ricetta dei Focolari
Escrito por Marco Giorgetti Qua, 11 de Março de 2009 16:16
C'è un ingrediente segreto nella ricetta dei Focolari
Si chiama Economia di Comunione. Ed è un nuovo modo di “fare azienda”, promosso dal movimento fondato da Chiara Lubich, in cui una parte fissa degli utili viene destinata ai più poveri. Un’idea naif? Forse sì. Eppure funziona.
di Marco Giorgetti
pubblicato sul mensile Jesus n. 2 - febbraio 2009
«Abbiamo un Socio nascosto». Di fronte al nostro stupore, Cecilia Mannucci, amministratore delegato del Polo Bonfanti, spiega: «Il segreto dei nostri buoni risultati è tutto nel Socio nascosto. E' la stessa persona per tutte le aziende che aderiscono all’Economia di Comunione. Per noi è una presenza importante del consiglio di amministrazione: si fa “sentire” soprattutto nei momenti difficili e interviene a favore di tutti. È Colui che indicò a Chiara Lubich, nel maggio del 1991 in una favela brasiliana, una possibile risposta economica alla sofferenza derivante dalla povertà e dall’emarginazione».
JESUS_02-09_1a_parte
JESUS_02-09_2a_parte
Il Polo Bonfanti attrae Pmi
Escrito por Andrea Monti Qua, 07 de Janeiro de 2009 18:24
Terzo settore. Nell’area industriale lavorano 120 addetti, il doppio di due anni fa.
Il Polo Bonfanti attrae Pmi
di Andrea Monti
pubblicato sul Sole 24 ore del 26/11/08 sezione Centro-Nord
Modello economico o culturale?
Escrito por Cristina Calvo Sáb, 22 de Novembro de 2008 13:12
Modello economico o culturale?
di Cristina Calvo
pubblicato sul quotidiano argentino Clarìn il 17 ottobre 2008
Oggi la crisi finanziaria internazionale, ancora una volta, ci pone di fronte a diverse sfide. Secondo i dati forniti da Andrea Barantes, della Fondazione Banca Etica, ci sarebbe una massa speculativa, carente di regole e controlli, che muove 3.000 miliardi di dollari al giorno, mentre il commercio internazionale dell’economia reale non muove più di 10.000 miliardi di dollari l’anno.
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