da "Economia di Comunione - una cultura nuova" n.34 - Inserto redazionale allegato a Città Nuova n.23 - 2011 - dicembre 2011
A San Paolo, anche se colpita dall’atmosfera soprannaturale tra tante persone di ogni parte del mondo, all’inizio non riuscivo a capire l’effettiva novità di EdC. D’accordo, essa propone di dividere gli utili in tre parti – una per i poveri, una per la formazione e una per il reinvestire in azienda –, tutte proposte già presenti nel commercio equo, nella responsabilità sociale, nella formazione continua e nelle opere sociali di molte aziende: quale, allora, la novità?
L’ho capito dopo il primo giorno. La novità sta nell’unica risposta dell’EdC a ogni domanda dell’imprenditore: «Per amare»; ma come vivere questo “amare” operando in una economia volta all’avere?
In quei giorni ho compreso che questo “amore” dovevo praticarlo prima di tutto nella mia vita di imprenditrice, rimanendo in una permanente contemplazione – proprio contemplazione – cercando che Lui abiti in me con ogni mezzo, come l’Eucaristia.
Oltre a quelle che portavo avanti, mi sono venute in mente altre attività realizzabili col modello di un amore concreto, offerto nel prodotto o servizio fornito, verso i lavoratori, i clienti, i fornitori, la concorrenza; un amore che si trasmette senza parole, che trasforma: amare, amare, amare… Questa è la mia professione. L’imprenditore rischia in EdC anche in maniera divina, è un creativo per eccellenza che utilizza i talenti naturali e quelli acquisiti dagli studi e dall’esperienza, coniugandoli con una vita coerente e contagiosa fondata nel Vangelo. È un leader e profeta allo stesso tempo, avviato su un vero cammino di santità. Gabriela Bejar (Arequipa, Colombia)
La mia azienda distribuisce medicine e altri prodotti per ospedali in Paraguay e desidero diffondere nel mondo dell’economia l’equità, l’onestà e
l’etica del progetto EdC. Sul Notiziario EdC leggevo le esperienze di un’azienda del Brasile che operava nel nostro settore, la Prodiet. Avrei voluto lavorare con loro, ma mi mancava il coraggio per iniziare il rapporto con loro; aderivo già al Movimento dei focolari, e ho pensato di avvicinarmi a loro per questa strada, ma non mi è sembrato il modo migliore.
Finalmente nel 2009 inviai loro una email qualificandomi unicamente come imprenditrice, volendo capire se una collaborazione commerciale con la Prodiet era nei piani di Dio: con mia sorpresa ebbi subito una risposta che manifestava interesse.
Dopo approfonditi studi e tante email fissammo un appuntamento a Curitiba, dove ha sede la Prodiet, e qui incontrai Gabriel Tortelli, uno dei figli del fondatore. Dopo un’approfondita revisione dei termini del contratto, Gabriel mi propose di incontrare il padre, Armando, per presentare la mia azienda e spiegare le ragioni del mio interesse per la loro impresa. A quel punto trovai il coraggio di dire che aderivo all’EdC e che da anni avrei voluto collaborare con loro: quando lo incontrammo, Armando confessò che da anni avrebbe voluto lavorare in Paraguay perché aveva sentito parlare di una imprenditrice EdC che lì operava nello stesso settore. Allora ci siamo accorti che quanto stavamo iniziando, prima ancora che nei nostri, era nei piani di Dio. Maria Liz Cabral (Paraguay)
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