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Benedetto Gui

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L’analisi dell’economista prende in esame l’uso dei fondi europei, le grandi opere pubbliche, le energie rinnovabili come risorse spendibili contro la disoccupazione

di Benedetto Gui

pubblicato su Cittanuova.it il 10/1/2011

Fabbrica_Bertone_ridGiustamente preoccupati di rimettere a posto i conti pubblici, corriamo il rischio di sprofondare inesorabilmente nella depressione. Governo e forze politiche in questi giorni parlano molto di liberalizzazioni, perché è indubbio che il nostro sistema è frenato da troppi vincoli, che proteggono una minoranza di privilegiati. Senz’altro daranno i loro effetti nel tempo, ma non è da lì che può venire quella spinta immediata al corpaccione intorpidito della nostra economia di cui c’è estremo bisogno.
 
Urge creare le condizioni perché qualcuno si rimetta a spendere per produrre qualcosa di utile. Il problema è come. In assenza di soluzioni miracolose, merita prendere in esame con molta attenzione tutte le possibilità per dare una sterzata alla situazione.


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Le anomalie generate dalla crisi: giovani senza lavoro e servizi di pubblica utilità fermi perche senza finanziamenti o retribuzione. Combattiamole se non per amore almeno per interesse

di Benedetto Gui

pubblicato su Cittanuova.it il 09/1/2011

DisoccupazionePensando ai tanti disoccupati, giovani e meno giovani, che popolano le nostre società europee (e non solo quelle), non vi inviterò a focalizzarvi sulle loro storie individuali, sui genitori per cui la perdita del lavoro significa lasciare la casa da poco comperata perché non riescono più a pagare il mutuo, insieme a tanta umiliazione e frustrazione. Non focalizziamoci neanche ai progetti di vita tarpati di troppi giovani, ridottisi a passare il tempo tra il muretto della piazza con altri sfaccendati, qualche lavoretto rigorosamente in nero e a breve scadenza, e poi tante ore a chattare sui social network (il tutto magari dopo grandi sforzi da parte loro e delle loro famiglie per ottenere un titolo di studio che li preparasse a svolgere un ruolo utile e socialmente riconosciuto). No, no, non stiamo a fare questi discorsi da gente dal cuore tenero. Qui vogliamo parlare di economia, e di quella dura.


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Nel Nord-est brasiliano

Dove si ingegnano per lo sviluppo

Benedetto Gui

pubblicato su Città Nuova n. 22/2008link.gif
Alcune significative realizzazioni di una comunità che si attiva per la crescita integrale dei suoi membri più svantaggiati.

Il fuoristrada di Edson sfreccia a ottanta all'ora sfiorando le due cortine di foglie che in questa stagione invadono la stretta strada sterrata che dalla cittadina di Redençao porta a Vazantes, un villaggio di circa duemila anime. Stento a credere che ci troviamo in pieno semi-arido - tale è infatti gran parte del territorio dello Stato brasiliano del Cearà e degli Stati confinanti.

La vegetazione è costituita da cespugli verdissimi che qua e là lasciano il posto a spiazzi erbosi e a coltivazioni di cajù, un albero particolarmente resistente alla siccità, che produce un seme pregiato, l'anacardo. Nei punti più infossati incontriamo larghe pozze d'acqua. Io veramente lo chiamerei semi-umido, obietto.


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A chi tocca pagare il debito dello Stato? Una riflessione sulla “patrimoniale” proposta da Giuliano Amato e Pellegrino Capaldo

di Benedetto Gui

pubblicato su: cittanuova.it il 3/02/2011

MoneyAl di là delle cifre, non troppo promettenti, che si possono racimolare vendendo le restanti proprietà pubbliche, qualcuno dovrà mettere mano al portafoglio. La questione è solo chi e in quale forma. Questa banale verità sembra essere troppo spesso ignorata nel dibattito in corso sui temi fiscali. Riflettiamo un attimo sulle alternative. A pagare potranno essere chiamati i lavoratori e i consumatori di oggi attraverso prelievi sul loro reddito o aggravi sui prezzi che pagano; oppure a pagare potranno essere chiamati in misura maggiore coloro che percepiscono redditi da proprietà (interessi, dividendi, ecc.), attraverso aliquote fiscali meno favorevoli di quelle odierne; o ancora, invece che tassare il reddito, si può pensare di tassare i patrimoni, accumulati o ereditati, dagli italiani di oggi, colpendo quindi i proprietari di case, terreni, titoli finanziari… come proposto in questi giorni dal prof. Pellegrino Capaldo e poi dall’ex presidente del consiglio Giuliano Amato.


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Economia e bene comune

Benedetto Gui
pubblicato su Città Nuova n. 21/2008link.gif

Un libro di Stefano Zamagni ripropone una categoria di pensiero quanto mai attuale.

Nel modo di pensare della gran parte degli esperti, ma anche di molti comuni cittadini, ciò che è in gioco nella vita economica è una specie di grande torta, fatta di generi alimentari, vestiti, ingressi al cinema o tagli di capelli, che i cittadini prima producono e poi consumano. E, come ben sappiamo, quello che mangio o indosso io non puoi utilizzarlo tu, e così su quella poltroncina (del cinema o del parrucchiere) o mi ci siedo io o ti ci siedi tu, in quell'orario. In altre parole, il mio consumo è mio e il tuo consumo è tuo. In realtà non siamo affatto separati.

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