EoC - Economy of Communion

Si chiama «economia di comunione». L’ha proposta Lubich nel 1991. Vent’anni dopo i giovani dei Focolari, giunti in Brasile da tutto il mondo, la rilanciano.

Fraternità e impresa.La profezia di Chiara

di Laura Badaracchi

pubblicato su Avvenire il 03/06/2011

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Già nel logo dell’evento era implicito lo sguardo verso il futuro, in prospettiva di altrettanti due decenni: pensano al 2031 i giovani focolarini che hanno partecipato nei giorni scorsi, in Brasile, all’assemblea per celebrare i primi vent’anni dell’Economia di comunione (Edc), progetto ideato nel 1991 da Chiara Lubich a San Paolo.

Dallo stesso luogo, vicino alle favelas, i partecipanti delle nuove generazioni hanno voluto lanciare un messaggio «a tutti coloro che credono, desiderano e si impegnano per un diverso sistema economico più giusto e solidale», invitando le imprese a fare proprio «il principio di fraternità».

Luoghi di lavoro evangelici, dunque, in cui gli utili siano reinvestiti in progetti di sviluppo e assistenza, oltre che in formazione, creando così un circolo virtuoso sul territorio, lontano dalle logiche del profitto fine a se stesso. Utopie oniriche? Non sembra, dal testo proclamato dai ragazzi il 29 maggio scorso – dopo quattro giornate assembleari –, a conclusione del convegno su «La profezia si fa storia. Venti anni di Economia di comunione», che ha visto arrivare nella metropoli paulista 1.700 aderenti al movimento dei Focolari, esponenti o esperti dell’Edc.

Intervenendo durante l’assemblea internazionale, il cardinale Odilo Scherer, arcivescovo di San Paolo, ha evidenziato come l’Edc sia «una proposta di nuova evangelizzazione del mondo dell’economia», nel solco di una «globalizzazione della solidarietà», pienamente in sintonia «con ciò che propone da tempo la Dottrina sociale della Chiesa».

«Non possiamo e non vogliamo più sopportare che oltre 400 milioni di persone ancora oggi vivano in una condizione di estrema miseria», sottolineano ancora i giovani nel loro messaggio, intitolato significativamente «Da San Paolo al mondo». Una pacifica "rivoluzione" possibile grazie a persone «che scelgano tutti i giorni stili di vita solidali e sobri, che usino la loro creatività anche imprenditoriale e istituzionale, i loro talenti per condividere, rischiare».

Esistenze modellate da «scelte quotidiane di comunione dei beni e di sobrietà» e scandite dalla stessa «spiritualità dell’unità», travasata nell’esperienza «delle centinaia di imprese del progetto che, nonostante le difficoltà e i fallimenti piccoli o grandi che siano, restano fedeli ai valori dell’Edc», improntando le scelte gestionali «al rispetto del cliente, del lavoratore, del fornitore e della società civile».

Un movimento in continua crescita, anche al di là dei Focolarini, che afferma con i fatti: «Un’altra via postcapitalistica all’economia di mercato è possibile». Percorrerla si può, ad esempio «iniziando dalla famiglia, valorizzando il lavoro a tempo parziale e quello per la cura dell’infanzia, l’assistenza ai familiari anziani o con disabilità », agevolando «fiscalmente il lavoro dipendente, le famiglie con figli minori, la salvaguardia dell’ambiente » e molto altro. Insomma, nel documento i giovani focolarini non accettano di arrendersi allo status quo e dichiarano di impegnarsi come credenti «anche sul piano politico, giuridico, istituzionale», perché siano favorite «quelle imprese eticamente orientate e che investono parte significativa dei loro profitti per il bene comune ».

«Siamo coscienti – concludono – di essere la prima generazione nella storia dell’umanità che rischia seriamente e su scala globale di avere un futuro peggiore di quello che hanno avuto i nostri genitori, a causa delle ferite profonde che si sono inferte in questo ultimo secolo all’ambiente, all’aria, all’acqua, alle energie non rinnovabili. Inoltre, una crescente ideologia individualistica, xenofoba e non solidale si affaccia all’orizzonte della nostra civiltà post-moderna». Allo stesso tempo, però, i firmatari del messaggio si dicono «fiduciosi e certi che la Provvidenza esiste e opera nella storia».

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