L’8 giugno 2001 nel suo intervento davanti al Consiglio comunale di Trento Chiara Lubich non nascondeva l’amore per la sua città natale, che dichiarava di avere “sempre nel cuore”. E nell’introdurre la sua riflessione sul tema della fraternità nell’orizzonte della città, richiamava - come era solita fare ogni qual volta sottoponeva ad analisi una determinata vicenda o situazione - il fondamento evangelico e i contenuti teologici di questo principio basilare nella sua concezione del mondo. Nell’affrontare tuttavia la dimensione politica del concetto di fraternità, così come vissuto concretamente dal movimento da lei fondato, sottolineava che nella sua maturazione, accanto al ruolo esercitato da Igino Giordani, era risultato importante anche quello dello statista trentino Alcide De Gasperi. Grazie al suo apporto – sosteneva in quell’occasione- “la nostra spiritualità ha rafforzato la vocazione all’unità” .
Si tratta di due semplici accenni, di segno indiscutibilmente diverso, capaci comunque di testimoniare il profondo legame tra la fondatrice del Movimento dei focolari e la sua terra d’origine. Evidentemente, nonostante a trent’anni avesse lasciato Trento e il Trentino, per tornarvi solo sporadicamente, aveva scolpita in sé l’impronta conferitale dall’ambiente in cui era nata ed era cresciuta, dalle sue diverse espressioni culturali e dalle personalità con cui aveva avuto modo di rapportarsi, direttamente, o anche solo indirettamente, durante gli anni della sua giovinezza.
Del resto risulta difficile ipotizzare che la Weltanschauung che per anni aveva potuto respirare nell’ambiente familiare e nel contesto sociale in cui è cresciuta e in cui dunque era potuto germogliare il suo ideale, non abbia in qualche misura contribuito a maturare il suo carattere e a forgiare le sue idee, che sarebbero poi emerse durante la sua lunga missione di costruttrice del messaggio dell’amore e dell’unità.
E’ ampiamente riconosciuto nei suoi stessi appunti autobiografici , oltre che nei numerosi studi sulla genesi del Movimento dei Focolari , il rilievo assunto dalle tristi vicende che caratterizzavano la vita quotidiana nella città di Trento durante il secondo conflitto mondiale nel far sgorgare le prime gocce di quella sorgente che avrebbe poi alimentato un movimento ecclesiale di dimensioni mondiali . Non risulta invece traccia – per lo meno esplicita - che nell’ideazione del progetto di «Economia di Comunione» nella libertà”, da lei lanciato il 29 maggio 1991 , possa in qualche modo aver inciso il dna della cultura sociale della terra natale di Chiara Lubich.
Di fronte alla carenza di riferimenti palesi pare tuttavia di poter individuare una serie di elementi impliciti che possono collegare l’importante e innovativa proposta lanciata in campo economico dalla fondatrice del Movimento dei Focolari con la cultura da lei respirata negli anni della sua giovinezza, in primo luogo in ambito familiare, ma parallelamente anche nei vari contesti della società trentina – da quello urbano a quello delle piccole località di montagna dove esercitò il suo ruolo di insegnante – dove poté entrare in contatto con esperienze concrete di solidarietà maturata su robuste fondamenta mutualistiche.
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