di Geneviève A. M. Sanze
Ernest Kablan era nato in Costa d’Avorio nel 1948. Aveva lavorato come direttore di banca in diverse città del suo Paese: da qualche anno abitava ad Abidjan, in pensione, essendo già malato. Era il capo della sua famiglia, i Kablan, del popolo Agni, nel centro della Costa d’Avorio, un ruolo erediatato da suo padre: in occidente, non è facile immaginare il numero di persone di cui è composta una famiglia africana: si parla di varie centinaia di persone, forse di più, quasi un popolo. Proprio per questo suo ruolo il suo funerale avverrà soltanto nel prossimo mese di gennaio. Vogliano ricordarlo oggi, avuta la notizia della sua partenza per il cielo, perché Ernest può essere considerato a buona ragione il precursore dell’ Economia di Comunione in Africa ed oggi da lassù senz’altro continuerà a prodigarsi per essa.
Il 3 giugno 1984 Ernest aveva partecipato dando la propria testimonianza, al congresso internazionale su “Il lavoro e l’economia oggi nella visione cristiana” del Movimento Umanità Nuova dei Focolari a Roma. Da quel congresso nacque il "Bureau Internazionale di Economia e Lavoro", punto di incontro di studiosi, studenti di economia ed operatori economici da tutti i continenti: Chiara Lubich pensò al Bureau perché aveva intuito, ben prima dell’era della globalizzazione, che i problemi dell’Economia e del lavoro andavano affrontati in comunione da rappresentanti di tutti i continenti che, dall’ascolto reciproco, potessero acquisire una visione da “uomini mondo”. In quel Bureau, che aveva rappresentanti da tutto il mondo, dall’Asia agli Stati Uniti, dal Brasile all’Argentina, all’Europa, all’Australia, ad Ernest venne affidato il compito di rappresentare l’Africa. E forse in un primo momento si chiese il senso di questo suo esser stato convocato lì: ricorda di lui Alberto Ferrucci: “in un momento di Comunione, durante il primo Incontro del Bureau Ernest aveva detto a tutti: "per molto tempo mi sono chiesto: ma che ci faccio io, nero, qui in questo gruppo di occidentali bianchi? Poi ho capito: sono il "neo di bellezza" di questo Gesù Bambino dai capelli rossi".
Come prima attività legata al Bureau Internazionale di Economia e Lavoro 25 anni fa Ernest fu promotore in Costa d'Avorio di una inedita esperienza di microcredito rivolta alle mamme, per evitare che si indebitassero con gli strozzini per comprare i libri di scuola per i bambini; se inizierà una qualche iniziativa in Africa nel settore del microcredito, senz’altro dovremo intitolarla a lui.
Ernest ha avuto sempre una salute fragile e questo l’ha portato a un rapporto profondo con Dio. Da anni che non poteva più svolgere attività impegnative, ma era sempre felice quando lo incontravo e lo aggiornavo sugli sviluppi di Edc per i quali mi assicurava preghiere e l’offerta delle sua sofferenze. Quando nel 2002 ho completato il Master su Edc, Ernest era presente alla discussione della mia tesi: per me era stato un regalo prezioso avere il suo incoraggiamento e vedere che gioia gli dava il vedermi dedicata a questa realtà che tanto gli stava a cuore, “è la soluzione per il problema dell’Africa”, mi diceva.
Lasciamo ora la parola ad Ernest, raccogliendo la sua testimonianza di “Direttore di Banca” alla luce del Vangelo. “Mi è successo spesso di spiegare
ad un cliente tutto, nei minimi dettagli. Poi quel cliente se ne andava per ritornare in seguito più volte a farsi rispiegare la stessa cosa perché non aveva capito. Alla fine, perdendo la pazienza, lo cacciavo via dicendo: “Non ho tempo da perdere, ho da fare io!”. Ma un giorno ho mi sono ricordato dalla Parola che diceva: “Mi sono fatto debole con i deboli…” è stato come se mi venisse tolta una benda che avevo sugli occhi. Mi sono fatto “debole” con quel cliente vedendolo come un mio fratello. Ho cercato di risolvere a fondo il suo problema e non è tornato più. Cosi altri dopo di lui. Ora, se anche non posso dare materialmente ad un cliente quanto desidera, cerco almeno di farlo contento. Lo accompagno fino alla porta amichevolmente. Il mio autista mi ha recentemente riportato la frase di un cliente: “ se si va dal tuo capo, si ha sempre una soluzione anche se non firma il tuo prestito”.
Ho cercato di condividere con i miei colleghi questa scoperta, per non essere il solo a “coltivare questa fiore”. Il mio cassiere ad esempio, era una persona difficile, lenta a capire: era già in lista per essere licenziato ed io ero d’accordo; inoltre era molto aggressivo verso i clienti a causa di una brutta esperienza con uno di essi che aveva falsificato dei documenti e per poco non lo aveva fatto finire in prigione: perciò vedeva in ogni cliente un possibile nemico. Ho fatto di tutto per lui: gli ho dato consigli, gli ho fatto fare un corso di aggiornamento sul modo di ricevere la clientela ma niente sembrava servire, anzi la situazione peggiorava sempre. Allora ho tentato con lui un nuovo metodo: l’ho chiamato per chiedergli: “i clienti non sono forse i tuoi fratelli?” “si capo.” “ Hai dei fratelli” “Si” “Hai dei bambini?” “si” “Vuoi bene ai tuoi bambini” “ si” “ allora, i clienti che vengono, devi amarli come i tuoi bambini!” “ Ma capo, quando io vado dagli altri sono ricevuto male”. “ Non importa, anche se sei ricevuto male, tu devi cambiare, e avere tanto amore per loro, perché se Dio ti vede ricevere per amore, avrai la sua benedizione e vedrai che sarai felice. Se uno viene da te ed ha un problema, si aspetta che tu lo aiuti. Ma se lo sgridi e non ascolti i suoi problemi, quando tornerai a casa avrai dei rimorsi. Dobbiamo avere l’amore in noi”. La stessa settimana, egli cambiò. Non alzò più la voce con i clienti, divenne più servizievole e non fece più le cose in maniera disordinata: da allora lavorò con precisione. Ho visto che solo l’amore del prossimo l’ha fatto cambiare, mentre tutte le altre tecniche avevano fallito. Questo mi ha impressionato molto.”
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